La comunicazione in azienda. Di Maria Bonifacio.

“Quando soffia forte il vento del cambiamento,
c’è chi alza muri e chi costruisce mulini a Vento”
La Comunicazione in azienda rappresenta un modello di formazione permanente dei Dirigenti, Quadri intermedi, Personale e Venditori per le competenze, il cambiamento e lo sviluppo personale.
Nei momenti di crisi, c’è chi velocizza le attività per aumentare in quantità la produzione e chi rallenta per cogliere i segnali identificativi della nuova realtà e riorganizzarsi al meglio. Il risultato è quello di presentarsi con obiettivi chiari e ridisegnati e con strategie innovative e creative in uno scenario così complesso e mutevole come quello attuale. Tutto questo richiede una comunicazione efficace e partecipativa in grado di coinvolgere e motivare al cambiamento.
Le Risorse umane sono il patrimonio di ogni Azienda, ma possono costituire il suo vulnus. Pertanto, investire su di loro significa valorizzarle e coinvolgerle nel cambiamento verso l’innovazione.
In alcuni casi, poi, le reali risorse dei Collaboratori sono latenti e/o inespresse e se non aiutate ad esprimersi portano a demotivazione e insofferenza.
Ciò detto, la nostra consulenza va nella direzione di far emergere l’autoconsapevolezza delle risorse personali, delle competenze/conoscenze rispetto al lavoro, le abilità relative al ruolo ricoperto e le metaqualità relative all’area del sé per potenziarle e per portarle a prestazioni ottimali con ricaduta concreta sugli utili per l’Azienda.
Occorre aiutare Manager, Dirigenti, Quadri, Dipendenti a:
  • selezionare, condividere e raggiungere gli obiettivi;
  • comunicare efficacemente per relazionarsi in modo positivo con Superiori, Collaboratori, Colleghi e Dipendenti;
  • modificare valori e convinzioni per aprirsi al cambiamento.
Le aree di approfondimento sono relative alle competenze manageriali (pianificare, organizzare, delegare e controllare), alle abilità interpersonali (sviluppo delle risorse umane e motivazione, gestione del gruppo, cooperazione, gestione dei conflitti), alle abilità nella risoluzione dei problemi (analisi, sintesi, creatività e apprendimento) e all’influenza sui risultati (autonomia, flessibilità, orientamento al risultato e al successo).
Questo avviene in quattro fasi, specifiche fasi:
  • studio dei bisogni specifici dell’Azienda e l’ascolto attivo ed empatico dei Committenti
  • pianificazione condivisa della proposta formativa (obiettivi, contenuti, metodo, calendario degli incontri, sede)
  • messa in opera dell’intervento formativo secondo gli obiettivi, i contenuti, le modalità e i tempi concordati
  •  monitoraggio dei comportamenti e dei nuovi linguaggi, e conseguente valutazione dei risultati.
E’ indubbio che l’immagine di un’azienda sia quella che viene percepita al primo impatto con l’esterno.
Essa si fonda su un insieme di elementi, come il marchio, i colori sociali, le pubblicazioni, i manifesti. La costruzione di un’identità visiva deve rientrare in un progetto di comunicazione complessivo, in cui la forma sia il riflesso dell’intera strategia aziendale.
Solo quando queste condizioni sono soddisfatte si può parlare di comunicazione integrata.
mediazione scolastica

La mediazione scolastica: dal conflitto all’opportunità di cambiamento.

Premessa
Il termine conflitto deriva dal latino “confligere” cioè urtare, battere insieme ed è percepito, riportato anche dalle correnti storiche di pensiero, come evento negativo e che genera emozioni dello stesso tipo.
Il mediatore considera il conflitto come qualcosa di utile che deve essere gestito in modo appropriato affinchè possa offrire l’opportunità per ristabilire determinate condizioni di rapporto ed esplorare gli stimoli di crescita presenti in differenti direzioni.
La mediazione ha un’ampia gamma di campi di utilizzo che spazia dalla gestione dei conflitti tra i singoli individui fino ai dissidi tra stati.
La mediazione è infatti un dialogo su un conflitto con l’aiuto di una persona neutrale, indipendente e imparziale che indica e fa rispettare le regole, lascia parlare, ripete ciò che ha detto l’altro, parla pacatamente, ascolta attivamente, garantisce la riservatezza ed aiuta a trovare soluzioni con la tecnica della domanda.
La mediazione scolastica
La mediazione scolastica è un particolare intervento che si svolge all’interno di una comunità educativa nel quale un esperto facilita la comunicazione efficace tra insegnanti, genitori e ragazzi, e li aiuta a gestire positivamente divergenze e/o conflitti.
E’ un’educazione orientata al vivere civile in cui le persone adottano nuovi metodi e nuove strategie per riorganizzare le relazioni in modo costruttivo e non violento.
Obiettivi
  • supportare nelle conflittualità quotidiane il corpo docente;
  • promuovere scambi costruttivi in sostituzione alle situazioni di fuga e di aggressione che spesso minano l’ambiente scolastico;
  • apprendere una nuova strategia comunicativa e sviluppare le capacità di ascolto per meglio comprendere i bisogni che si celano dietro ad posizioni, pretese ed accuse;
    diminuire la dispersione scolastica;
  • prevenire le situazioni di aggressione e di bullismo;
  • offrire competenze comunicative e strategie mediative che migliorano le relazioni tra docenti, alunni e famiglie rappresentando un forte stimolo per l’acquisizione della capacità di autocontrollo e cambiamento di prospettiva;
  • migliorare la capacità di valutare le conseguenze delle proprie azioni e di gestire le emozioni negative;
  • aprire alla diversità dei punti di vista ed al dialogo mettendosi in discussione.
A tale scopo, occorre formare mediatori interni all’istituto e costruire setting di mediazione funzionanti come sportelli di ascolto ai quali possono accedere tutti.
Fasi del percorso di mediazione
  1. informazione
  2. sensibilizzazione
  3. formazione
  4. supervisione.

Tavola rotonda sul Trust. Reportage per immagini.

Responsabilità del gestore sito web sui contenuti pubblicati secondo la Cassazione.

Il gestore di un sito, anche non professionale, è responsabile dei commenti dei lettori, anche di quelli non anonimi, e rischia quindi una condanna per diffamazione”. È quanto stabilito, per la prima volta, da una sentenza pubblicata, lo scorso dicembre, dalla Corte di Cassazione.

Per la Cassazione c’è concorso, in quanto si presume che il gestore debba sapere dell’esistenza del commento sul proprio sito. Con questo orientamento rischia di essere molto difficile gestire un sito web che abbia commenti, di guisa che i gestori assurgono a supervisori/controllori di ogni singolo commento, anche quelli non anonimi, chiedendosi se lo stesso possa essere diffamatorio o meno.

E’ intuitivo che ciò comporti ricadute notevoli sul sistema dell’informazione web. Il gestore dovrà valutare se rischiare una condanna optando per la censura in via preventiva dei commenti ovvero eliminare questa possibilità agli utenti, con conseguente limitazione alla libertà di espressione.

 

Continua a leggere l'articolo