Dentro la società del debito. Di Sara Reverberi

Con grande interesse abbiamo partecipato al laboratorio che si è tenuto a Bologna il 22/23/24 settembre scorso, a cura dell’Osservatorio sulle Crisi di Impresa (OCI), sul tema della formazione del debito, sia esso individuale, collettivo, delle famiglie e degli stati, degli enti locali e delle imprese, nonché sull’analisi ravvicinata della insolvenza in rapporto al tempo ed alle relazioni economiche e politico/sociali.

Si sono confrontati i diversi saperi, secondo un format innovativo, in cui giurista ed esperto di altra disciplina hanno dialogato interattivamente rispondendo alle domande del giornalista.

Si è parlato di apporti di mercato, comportamenti di consumo, di spesa pubblica e di bilancio di genere quale strumento di programmazione d’intervento che attua un processo di analisi dei bisogni considerando la specificità delle persone, si da consentire di realizzare gli obiettivi prefissati. Si è anche discusso di concorrenza economica, della trasparenza nella formazione dei prezzi, e della alterazione di ogni vicenda di ricchezza ovvero del contesto in cui essa si criminalizza. Ludopatia, agropirateria, atti finanziari e acquisti compulsivi, comportamenti e codici mafiosi hanno un peso sostanziale nella determinazione dell’indebitamento sociale.

Si è detto che il gioco è il mediatore dei desideri. Il bisogno di giocare con il caso mette tutti sullo stesso piano poichè nell’alea c’è il bisogno di compensazione.

L’armonizzazione della dimensione economica/sociale comportamentale /ambientale è l’incipit dello sviluppo sostenibile che conduce ad una razionalizzazione dell’esposizione debitoria; armonizzazione che rientra negli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, costituendo un’ancora della politica dell’UE a livello sia interno che esterno.

L’impresa ha la responsabilità di far cambiare i comportamenti sociali.

Ogni ciclo produttivo ha un impatto anche ambientale che deve essere valutato ab origine. L’economia circolare è invasiva perché risponde ad un modello di impresa sapiente: progetta un prodotto per una lunga vita che deve essere utilizzato, recuperato con intenti di manutenzione e riutilizzato; ha dunque varie implicazioni dal punto di vista comportamentale.

L’imprenditore che investe e adotta quel modulo deve rivelarlo……perché tutto deve poi passare al consumatore. La palla passa a noi. Siamo disposti a far durare la vita di un prodotto? Questa è la sfida green.

L’acquisto green si scontra con normative e problematiche di concorrenza perché, per esempio, non è possibile indire una gara pubblica per l’acquisto di autobus inserendo delle specifiche richieste relative alle limitazioni di rumore e di inquinamento.

Il diritto deve compenetrarsi in ogni ambito e disciplina si da legare quanto più possibile il principio di legalità a quell’altro principio che è il buon senso.

Il diritto deve dialogare criticamente con altri mestieri e competenze, e ne va curato l’innesto integrativo o provocatorio delle altre competenze.

Per ricompattare il debito ad ogni livello e strato sociale è necessario e prioritario che i sistemi giuridici a presidio e regolazione dei conflitti sull’insolvenza, diventino oggetto di spiegazione e divulgazione scientifica più utili, oltre i rispettivi campi.

Le istituzioni sono chiamate a tenere comportamenti consequenziali perché così facendo si genera fiducia e positività fattuale.

Come ha ben detto il magistrato Piercamillo Davigo, Presidente di Sezione presso la Corte di Cassazione “…..bisogna avere paura di essere delinquenti e non di essere onesti “