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Riflessioni sulla privacy nel primo ventennio. Di Maria Bonifacio

Il diritto alla protezione dei dati personali è un diritto fondamentale dell’individuo tutelato dal Codice in materia di protezione dei dati personali (decreto legislativo 20 giugno 2003, n. 196), oltre che da vari altri atti normativi italiani e internazionali. In particolare, grazie ad esso, ogni individuo può pretendere che i propri dati personali siano trattati da terzi solo nel rispetto delle regole e dei principi stabiliti dalla legge.
E questo è un fatto.
Dando un’occhiata al sito dell’Autorità Garante per la Privacy mi è balzato all’occhio un video che fa una sorta di riepilogo dell’ultimo ventennio di privacy in Italia, ovvero, da quando è stato introdotto nel nostro ordinamento il diritto fondamentale alla protezione dei dati personali ripercorrendo le tappe più significative dell’attività del Garante, unitamente ai cambiamenti intervenuti nella nostra società.
Ma ciò, nel contempo, ha evidenziato quanto sia stato fatto e quanto ancora sia da fare! L’Italia negli ultimi due decenni si è avvalsa di strumenti giuridici e dell’impegno costante dell’Autorità del Garante per tutelare le persone e assicurare che la raccolta, l’uso e la conservazione dei dati avvenissero nel rispetto dei diritti fondamentali, primo fra tutti quelli costituzionali volti a garantire a salvaguardare la libertà e la dignità.
La stessa normativa si è evoluta con l’adozione del Codice della privacy del 2003 fronteggiando il mutato scenario del nuovo millennio. Successivamente si è fatta strada la consapevolezza dell’importanza cruciale della protezione dei dati in un mondo in cui le informazioni personali sono diventate progressivamente la nuova fonte di energia e dove la sicurezza delle banche dati, la qualità delle informazioni raccolte ed elaborate, la sicurezza delle reti di trasmissione sono diventati obiettivi prioritari e strategici.
L’Autorità del Garante ha sicuramente svolto un ruolo centrale nella costruzione di questa consapevolezza mediante la definizione di regole per il corretto uso dei dati personali, verificando l’applicazione delle norme, sanzionando le violazioni, portando avanti una costante azione di sensibilizzazione alla vigilia di un cambiamento storico che da maggio 2018 vedrà l’applicazione di un unico sistema di regole in materia di protezione dati per tutti i Paesi dell’Unione Europea.
L’Italia celebra una importante ricorrenza della sua storia sociale, culturale e politica.
E anche questo è un fatto.
Ma quando parliamo di trasmissione di dati personali, o quando navighiamo nel mare magnum di informazioni che ci offre e ci richiede il web, la rete, siamo realmente connessi con la testa?
I dati personali, come sappiamo, sono ad esempio i suoni (la voce), le immagini, i numeri delle utenze telefoniche, il codice fiscale, il codice di avviamento postale, le targhe automobilistiche, le ore di servizio prestate da un dipendente, le informazioni relative al patrimonio di un soggetto e così via. Mentre i dati sensibili sono quei dati idonei a rivelare l’origine razziale ed etnica di un soggetto, le convinzioni religiose, filosofiche e di altro genere (ad esempio esoterico), le opinioni politiche, l’adesione a partiti, sindacati, associazioni ecc., lo stato di salute e la vita sessuale. Per non parlare poi dei dati giudiziari.
Alla luce di questa innocente e intuitiva premessa, siamo sicuri di essere in grado di tutelare tali dati dall’utilizzo improprio e indiscriminato, anche in prima persona?
Siamo passati da un diritto alla riservatezza in termini di ius excludendi alios da una sfera intima e privata a un diritto all’autodeterminazione informativa, quale diritto del singolo di scegliere cosa rivelare e cosa no.
Tale attività evidenzia chiari profili di contrasto con la disciplina della privacy con riferimento alla violazione del principio di finalità.
Un tema, questo, che a livello europeo è molto attenzionato, tanto da portare all’importante novità introdotta dal nuovo Regolamento UE 2016/679 di cui accennato in premessa. La ratio di tale normativa è nel senso di rafforzare i principi infra richiamati in un’ottica di migliore capacità di governo del fenomeno.
Tuttavia, icasticamente potremmo dire che costituzionalismo e privacy oggi sono più vicini che mai.
Siamo tutti in rete per informarci e partecipare, così facendoci tracciare sempre più e offrendo informazioni che hanno una caduta inevitabile su quei valori fondamentali che la normativa in oggetto si prefigge di salvaguardare e garantire, quali appunto la dignità e la libertà del singolo.
Ebbene, celebriamo pure la prima tappa del nostro Paese in termini di tutela della privacy allo spirare del primo ventennio, ma con il proposito e la consapevolezza che tanto ancora si debba fare soprattutto in termini di diffusione della cultura della responsabilità rispetto all’utilizzo dei dati personali.