PAC 2021-2027: cosa cambia per gli agricoltori europei dal 2021?

PAC 2021-2027: COSA CAMBIA PER GLI AGRICOLTORI EUROPEI DAL 2021?

Il 21 ottobre 2020, in Lussemburgo, gli Stati membri dell’Unione Europea hanno finalmente raggiunto un accordo quadro generale sulla Politica Agricola Comune (PAC) 2021-2027, prevedendo un periodo transitorio tra il 2021 e il 2023.

PAC: la “culla” del sogno europeo

La PAC è una politica comune a tutti gli Stati Membri e persegue esigenti obiettivi nell’ambito dello sviluppo e dell’innovazione rurale, sostenendo gli agricoltori, migliorando la produttività agricola, preservando i paesaggi  e promuovendo l’occupazione nel settore agricolo e nelle industrie agroalimentari. La Politica Agricola Comune, più comunemente denominata PAC, venne varata per la prima volta nel 1962 e fin dagli albori venne gestita e finanziata tramite ingenti risorse economiche provenienti dal bilancio europeo; basti pensare che, solo nel 2018, la PAC ha ricevuto dall’Unione Europea quasi 60 miliardi di euro su un budget complessivo di circa 160 miliardi. La crisi economica è però intervenuta anche sui bilanci dell’Unione Europea, che ha ricalcolato i budget normalmente destinati alle  politiche europee,  compresa la PAC. La Commissione Europea ha pertanto presentato alcune proposte legislative incentrate sul perseguimento di alcuni importanti obiettivi strategici, primo tra tutti il  “green deal”, e questo consentirà l’ottenimento dei finanziamenti europei da parte degli Stati Membri solo a seguito della presentazione di un Piano Strategico Nazionale (Psn) in cui dovranno essere motivati gli obiettivi  con  le relative modalità di attuazione. Sulla base di questi Psn, l’Unione Europea sarà così in grado di calcolare i fondi destinati ad ogni singolo Stato Membro non più secondo criteri  generali (più è vasto il territorio dello Stato, più riceve finanziamenti), bensì secondo criteri qualitativi basati sull’analisi dei Psn presentati e dei risultati man mano conseguiti. Un tale cambiamento ha fatto si che il 20 ottobre 2020, dopo due anni di intensi negoziati, si sia finalmente raggiunto un accordo sulle modalità di assegnazione dei fondi  tale da permettere al bilancio comunitario di “respirare” e di mobilitare nuove disponibilità finanziarie per altri settori di interesse.

Il regime transitorio nel biennio 2021-2023

Nell’attesa del nuovo accordo sulla ridefinizione del Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2021-2027 ed in seguito della crisi del settore agricolo causata dall’epidemia di COVID-19, la Commissione Agricoltura del Parlamento europeo ha però varato un Regolamento transitorio per gli anni 2021 e 2022 con lo scopo di garantire l’applicazione della normativa prevista dalla PAC 2015-2020, offrendo così la possibilità sia agli Stati Membri che a gli agricoltori di adeguarsi gradatamente alle nuove regole del QFP 2021-2027. Resta pertanto invariata, almeno fino al 2023, la normativa in materia di PAC. Nel biennio transitorio, gli agricoltori avranno quindi la possibilità di mantenere inalterata l’assegnazione e l’utilizzo dei propri titoli PAC, vale a dire quei diritti finanziari spettanti al titolare della terra e calcolati sulla base degli ettari di terra coltivati, anche se il valore di tali titoli  potrà  verosimilmente variare sulla base delle decisioni adottate dai singoli Stati Membri nell’ambito del nuovo QFP 2021-2027. Per i prossimi due anni e fino al 2023 sarà altresì prorogato il sostegno ai programmi operativi nei settori vitivinicolo, ortofrutticolo, olio di oliva e apicoltura e sarà comunque permesso agli agricoltori di continuare a stipulare e rinnovare i contratti di affitto rurali.

Nuova allocazione dei fondi per la PAC 2023-2027

La nuova PAC 2021-2027 prevede che una percentuale minima delle spese per lo sviluppo rurale (30%) debba essere destinata a misure agro-ambientali, ed almeno il 20% delle risorse per i pagamenti diretti siano allocate a schemi ecologici, ovvero a misure come l’inerbimento dei frutteti, la riduzione dei fitofarmaci e fertilizzanti, i metodi di agricoltura biologica e ulteriori pratiche agricole benefiche per l’ambiente, perseguendo gli obiettivi di sostenibilità con o senza titoli di aiuto, valutando la possibilità di ricevere gli aiuti di Stato correlati al numero di ettari che si intende coltivare. Nella nuova PAC si presta grande attenzione anche ai giovani ed ai piccoli agricoltori: i primi potranno beneficiare di un contributo per iniziare l’attività fino a 100.000 euro, mentre per i secondi è prevista una maggiore semplificazione e l’esonero da eventuali tagli dei pagamenti diretti necessari per costituire una riserva anticrisi. Infine, sembra sia stata  recepita nell’accordo della nuova PAC la proposta italiana di destinare una piccola percentuale dei pagamenti agli agricoltori per costituire un fondo con funzioni assicurative nel caso di eventi avversi. Insomma, si prospetta davanti a tutti noi un vero e proprio nuovo regime in cui i fondi non saranno più certi ma solo possibili e dove sarà quindi necessario avvalersi dell’ausilio di professionisti legali in grado di offrire consulenze mirate e specializzate in materia di diritto europeo ed agroalimentare.

 

Francesco Maria Froldi

Quid Juris?- Studio Legale Associato

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