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La Mediazione Familiare nell’ambito Forense. Di Maria Bonifacio.

La mediazione familiare intesa quale percorso che sostiene e facilita la riorganizzazione della relazione genitoriale nell’ambito di un procedimento di separazione della famiglia e della coppia alla quale può conseguire una modifica delle relazioni personali tra le parti” è la definizione, fino ad ora, in Italia, più completa, seppure discutibile. Discutibile perché non si riorganizza solo la relazione genitoriale, perchè la famiglia non si separa, ma si trasforma. Comunque tutte le discussioni sullo specificum della mediazione familiare rimangono aperte.

Per meglio comprendere la mediazione familiare bisogna partire dal suo aggettivo “familiare”, per cui essa non è né coniugale, né genitoriale, né minorile (anche se nell’interesse dei minori là dove vi siano), ma agisce per la famiglia nella sua interezza, quale sistema di relazioni, comunicazione e conflittualità. Questa interviene quando nella famiglia avvengono lacerazioni delle relazioni, interruzione della comunicazione ed esasperazione della conflittualità.
La definizione più adeguata appare, pertanto, quella più frequentemente usata di percorso di ri-organizzazione delle relazioni familiari in vista o in seguito alla separazione o al divorzio. Anziché riferirsi solo alla separazione e al divorzio, per rendere onnicomprensiva questa definizione si potrebbe dire “in occasione di eventi critici e fasi problematiche della vita familiare”. La separazione, che la si subisca o la si scelga, costringe le parti a rivedere il proprio progetto di vita.
E’ un evento luttuoso a tutti gli effetti. Gli interessi economici sono spesso motivo di conflittualità gravi e che si protraggono nel tempo. Al riguardo il sistema giudiziario è esso stesso concausa della conflittualità, proprio perché presuppone la contrapposizione delle parti, l’una perdente e l’altra vittoriosa. Questi conflitti sono responsabili di enormi sofferenze sia sotto il profilo psicologico che materiale per i figli dei separati.
E’ a questo punto che si inserisce la mediazione familiare nell’ambito forense. Poiché è possibile rendere la maggior parte delle separazioni non conflittuali attraverso l’uso sistematico e diffuso della mediazione familiare.
Il sistema giudiziario, a differenza della mediazione familiare, delega decisioni e trattative, essenzialmente personali, a degli esperti, determinando una passività in capo ai soggetti che in realtà sono protagonisti, interferendo nelle relazioni ed ostacolando il dialogo. Anzi, esasperando lo scontro. Una separazione conflittuale è sine die e molto costosa. Mentre una separazione senza conflittualità si risolve in due udienze.
Questa modalità è l’opposto di ciò di cui avrebbero bisogno due persone che stanno separandosi, che pur avendo scelto di recidere il legame coniugale, restano tuttavia genitori dei loro figli ed hanno perciò bisogno di mantenere una relazione per il bene dei bambini che hanno in comune. Ed è per questo che sono nate le associazioni di categoria e studi multidisciplinari che si occupano di famiglia adottando strategie e tecniche consultive basate sull’accordo, sul consenso e che perciò tendono ad evitare lungaggini processuali per ottenere risultati immediati. Farsi la guerra in tribunale è il modo peggiore per porre fine ad un matrimonio. Noi avvocati familiaristi ne dobbiamo prendere coscienza.
E’ una questione di buon senso. Non solo di parcella! La presenza del legale è particolarmente importante nelle separazioni caratterizzate da elevata conflittualità, poiché consente col richiamo alla norma di chiarire spesso diatribe che si originano da opinioni personali e non dati di fatto, così dando il via ad un circolo virtuoso che consente progressivamente relazioni più pacifiche.
Va da sé che gli studi legali che adottano questo modus operandi sono ancora pochi, ma tuttavia, ci stiamo orientando verso un cambiamento di cultura e di coscienza, affinchè si possa prevenire il dato conflittuale con una via alternativa a quella giudiziaria.
Sia consentita una considerazione di natura etico-sociale, mutuata dal mio Maestro, il dott. Vincenzo Orefice: in un’epoca come la nostra, dominata da conflitti piccoli e grandi che siano, promuovere una cultura della mediazione può rappresentare la modalità più sana per migliorare le relazioni interpersonali, invertire e garantire così anche minori sofferenze, e non improbabili danni patologici.
Per tutte queste motivazioni è nata l’idea di progettare un servizio di Mediazione Familiare anche nei tribunali, naturalmente progetto ancora in itinere attuato solo in alcune regioni d’Italia. All’uopo, auspichiamo che il nostro sogno si realizzi “di guisa che la mediazione, che ad oggi rappresenta una risoluzione alternativa al conflitto, divenga la prima modalità di risoluzione del conflitto!”