SMALTIMENTO IMBALLAGGI ALIMENTARI: PROROGA DEL MISE AL 2021

Lo Studio Quid Juris? risponde alle domande dei lettori in materia di legislazione europea agroalimentare.

 

GAZZETTA DI PARMA – INSERTO “ECONOMIA” – 08 Giugno 2020

Lo Studio Legale Associato Quid Juris? sullo smaltimento dell’etichettatura non conforme al Reg. (UE) 2018/755 relativa a prodotti alimentari come pasta, riso, latte e pomodoro.

Sebbene il lockdown non sia stato applicato alle attività legate alla filiera agroalimentare, l’emergenza Covid-19 ha comportato numerosi problemi di rifornimento degli imballaggi, causando alle aziende ostacoli e ritardi nell’applicazione del Reg. 2018/755“.

Preso atto di tali difficoltà, il MISE ha concesso alle aziende una proroga fino al 31 dicembre 2020 per esaurire tutte le scorte di magazzino, anche quelle non conformi al Regolamento.

Sebbene il lockdown non sia stato applicato alle attività legate alla filiera agroalimentare, l’emergenza Covid-19 ha comportato numerosi problemi di rifornimento degli imballaggi, causando alle aziende ostacoli e ritardi nell’applicazione del Reg. 2018/755. Preso atto di tali difficoltà, il MISE ha concesso alle aziende una proroga fino al 31 dicembre 2020 per esaurire tutte le scorte di magazzino, anche quelle non conformi al Regolamento.

L’applicazione del Reg. (UE) 2018/755 entro il 1 aprile 2020

Il Reg. (UE) 2018/755 in materia di informativa sull’origine e/o provenienza dell’ingrediente primario di un alimento (pasta, riso, latte e prodotti caseari, pomodoro e derivati) impone alle aziende produttrici di indicare sul proprio packaging il paese di origine e/o il luogo di provenienza dell’ingrediente primario qualora la confezione presenti diciture, illustrazioni, simboli o termini che si riferiscono a luoghi o zone geografiche che potrebbero indurre in errore il consumatore (per esempio, se su una confezione di pasta viene rappresentata una bandiera tricolore accompagnata dalla dicitura “Made in Italy”, il produttore avrà l’obbligo di indicare anche la reale origine del grano qualora questo non sia italiano).

Il Reg. 2018/755 si applica a decorrere dal 1 aprile 2020, termine entro il quale le aziende avrebbero dovuto adeguarsi alla normativa europea con il divieto di commercializzare prodotti recanti l’etichettatura/imballaggio non conforme alla normativa.

La difficoltà di reperire gli imballaggi a causa della pandemia

L’emergenza sanitaria attuale e le conseguenti difficoltà del settore tipografico e della produzione degli incarti hanno significativamente ridotto la disponibilità di imballaggi ed etichette presso le aziende del settore che, a fronte di un costante incremento dei livelli produttivi, stanno riscontrando non poche difficoltà nel garantire l’adempimento agli obblighi di etichettatura di origine dell’ingrediente primario di cui al Reg. 2018/775.

La difficoltà di reperimento di nuovi imballaggi conformi al Regolamento è stata subito segnalata da parte delle rappresentanze delle imprese e delle industrie alimentari alla Commissione Europea, la quale ha dato la possibilità agli Stati Membri di adottare misure temporanee di differimento dell’applicazione della normativa sugli obblighi di etichettatura.

La proroga del MISE per lo smaltimento delle etichette non conformi

L’Italia ha recepito l’indicazione della Commissione con una circolare del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) del 23 aprile 2020 recante le misure temporanee di supporto alle imprese con riferimento ai nuovi obblighi di etichettatura alimentare.

Questa circolare consentirà alle aziende operanti nel settore alimentare di smaltire e commercializzare le scorte di imballaggi ed etichette che “risultino nella disponibilità delle imprese a seguito di contratti stipulati prima del 1° aprile” fino al 31 dicembre 2020, derogando così alla normativa europea.

Il temporaneo differimento disposto dal MISE circa l’applicazione dei particolari obblighi informativi assume particolare rilievo anche riguardo ai controlli svolti dalle autorità competenti: sarà infatti possibile per le aziende del settore giustificare documentalmente la diffusione delle etichette non conformi evitando di incorrere in sanzioni, così come espressamente indicato nella circolare.

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